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martedì 9 febbraio 2010

 

 

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La Guerra alternativa di un tumore iraniano

di E.S.

A cosa vi fa pensare una frase che contenga sia la parola  Iran e che Israele ?
Benchè le risposte possano essere varie, la maggior parte del mondo che legge i giornali li assocerebbe immediatamente alla prospettiva di una guerra imminente. Il presidente Ahmadinajad spesso dichiara che Israele non ha diritto di esistere, mentre PM Olmert infama Iran, definendola "una minaccia della pace regionale". Sono in molti a chiedersi se le due parti non siano già in guerra: ognuna alla ricerca della pace, ognuna alle sue condizioni.

Per finire una Guerra, a volte c'è bisogno di una notevole componente di dolore e altre volte di sollievo. Sembra che la scorsa settimana Tel Aviv abbia ricevuto una manciata di entrambe: un bambino Iraniano con un tumore gravissimo e altrettanto raro, è stato portato all'ospedale Tel Hashomer , in Israele, come ultima risorsa per curare la sua malattia. Temendo le conseguenze di questa inusuale collaborazione con Israele, la famiglia ha chiesto di mantenere l'anonimato. E' noto solamente il nome del bimbo: Askin(Lacrime in Farsi, pronunciato Ascican).

Accompagnato da suo padre e da sua nonna, Askin di 13 anni, è stato fatto arrivare in Israele su un aereo, attraversando la Turchia: una vera e propria operazione militare. E' arrivato in Israele quasi in fin di vita, sotto l'effetto di steroidi. Seguendo la prima diagnosi e il consiglio del suo dottore Iraniano, Amos Toren, il capo del dipartimento pediatrico di omatologica-oncologia, ha detto che a questo punto non è chiaro se ci sono per lui effettive possibilità di guarigione. Alcuni interventi sono già stati provati a termine, senza che alcun successo sia però stato riscontrato fino ad ora. Tuttavia, lo staff userà un nuovo farmaco, ancora a livello sperimentale e che è stato importato in Israele solo recentemente ed è ancora fuori commercio.

La storia è stata rapidamente pubblicizzata dai media, stimolando moltissimo l'orgoglio Israeliano. Non succede tutti i giorni che un nemico atterri qui. Toren conclude: "gli occhi del mondo sono rivolti verso questo bambino". Con questa surreale collaborazione e sotto una tensione di questa portata, con una guerra che sembra sul punto si scoppiare ogni giorno, sono pochi gli elementi che ci permettono di ricordarci dell'esistenza di altre realtà. Per non impaurire Askin, comunque,suo padre gli ha tenuto nascosto il luogo dell'operazione: il ragazzino pensa infatti di trovarsi in  Svizzera.

The alternative war of an Iranian tumor

What do the names Iran and Israel ring like in the same sentence? 
Although the answers are vast and many, the majority of the updated world, in this area in particular, would immediately associate the two to war. President Ahmedinajad often preaches Israel has no right to exist, while PM Olmert defames Iran as a threat to regional peace. It is even wondered whether the two religions (or cultures) already are at war, either side wishing for peace- each under its own terms. 

In order to end war, there is sometimes need for much pain and some other times need for relief. Last week, there seemed to be a handful of both in Tel Aviv, upon the landing of a young Iranian child with a most violent and rare brain tumour brought to Israel in a last resort to cure his disease at Tel Hashomer hospital. From fear of the outcome of having collaborated with Israel, the family asked to remain anonymous, save the boy's name: Askin (Tears in Farsi, pronounced Ash-qen).   

Armed with his father and grandmother, 13 year old Askin from Iran was flown to an enemy country through Turkey. A military operation. Only this operation's objective was to seize a better medical care. Maybe along the way it could even conquer some understanding and acceptance. He was brought to Israel in a nearly fatal condition, his body swollen from steroids. After a first diagnosis and advice of the treating Iranian doctor, Amos Toren, head of the pediatric hematological-oncology department, said that at this point it isn't clear whether odds are at the boy's favor. The two out of three treatment options, operation and radiation, were already exhausted without success, and the metastasis that spread to his brain stem left him with frequent loss of consciousness and estimation of only a short time left to live. However, the staff will make use of a new and experimental medicine recently imported to Israel, still out of the medicine-basket. 

The story quickly rolled to the media and from there inevitably to Israeli pride. It is not every day that an enemy lands in one's country. Toren concludes: "The eyes of the world are raised to this boy." With such surreal collaboration and under such tension it seems war can break out and cease in the area every day, and only such an extraordinary and comforting story reminds us otherwise. In any case, in order not to scare Askin the father disguised the whole operation by reassuring him they were in Switzerland.

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