Arrestato legale a Bologna: Rilasciava permessi di soggiorno “facili”

Alcuni immigrati nel quartiere Vasto, dove un venditore ambulante senegalese di 22 anni, Cisse' Elhadji Diebel, Ë stato ferito a una gamba da due sconosciuti con un colpo di pistola, Napoli, 3 agosto 2018. ANSA/CESARE ABBATE

La squadra mobile di Bologna ha messo agli arresti un avvocato di 39 anni, insieme ad un uomo di origine tunisine, sotto indagini ambedue per resti di falso ideologico in atto pubblico per induzione in errore, contraffazione, utilizzo di documenti con lo scopo di definire il rilascio di permesso di soggiorno e favoreggiamento della permanenza in clandestinità nel territorio italiano.

Gli agenti di polizia hanno inoltre effettuato delle perquisizioni domiciliari verso i due indagati, riguardo lo studio del legale, e perfino nei confronti di una terza indagata, che svolgeva praticantato e collaboratrice dello studio, anch’essa coinvolta nella vicenda.

L’indagine ha avuto inizio nell’estate del 2018, grazie all’avvertimento dell’ufficio Immigrazione della Questura di Bologna, che aveva notato un incremento esponenziale delle domande di protezione internazionale, sollecitate anche da persone straniere che vivevano in Italia da svariati anni, e che non erano in possesso dei requisiti di soggiorno.

L’avvocato, ora agli arresti, nel 2018 aveva inoltrato più di 800 istanze di fissazione di appuntamento per un numero equivalente di cittadini stranieri che avevano richiesto protezione internazionale, molti dei quali provenivano da varie zone zone d’Italia.

Non a caso, la notizia fra gli stranieri si era diffusa, semplicemente chiedendo aiuto all’avvocato di Bologna per ottenere il permesso di soggiorno. La procedura era la seguente:vi era prima di tutto un colloquio telefonico fra lo straniero e l’avvocato, a seguire un incontro presso lo studio del legale per il versamento di una caparra sulla pratica e la fissazione di un appuntamento presso una delle questure di Bologna, Ravenna e Forlì, Modena e Rimini, a seconda dei tempi di attesa e dei controlli inerenti alla documentazione.

Infine, in vista dell’imminente appuntamento in questura, il legale o la sua collaboratrice effettuavano una specie di interrogatorio, al fine di simulare il vero e proprio colloquio con l’Ufficio Immigrazione. Nel caso in cui lo straniero non fosse stato in grado di ottenere una abitazione fittizia presso un amico o un conoscente, entrava in gioco il tunisino.