Bere rum fa bene? Ecco tutta la verità

Il rum rientra tra le bevande alcoliche. E’ molto diffuso in tutto il mondo e se ne preparano diverse varietà, infatti ogni produttore ha una propria ricetta, possono variare gli ingredienti aromatici utilizzati, la gradazione alcolica e via dicendo. Le sue origini sembrerebbero risalire alla Cina e all’India. In questi paesi, sin dai tempi antichi, vennero effettuati i primi esperimenti circa la fermentazione alcolica a partire dallo zucchero.

Il rum è stato distillato per la prima volta nel XV secolo, a Londra, e da lì iniziò, poi, a diffondersi in tutto il resto mondo. La prima distilleria i rum aprì nel 1664 nell’attuale Staten Island.

Il rum per essere prodotto richiede ha un processo produttivo abbastanza complesso. Per ottenere il rum si necessita di cinque fasi, tutte importanti al fine di ottenere un prodotto di qualità. Si parte con la trasformazione del succo delle canne da zucchero e si termina con l’ottenimento del rum, che potrà poi essere commercializzato e consumato.

Come si produce il rum?

Come è stato preannunciato, la produzione del rum prevede 5 fasi, andiamo a vedere ad una ad una quali sono queste operazioni.

La prima fase della produzione prevede la raccolta delle canne da zucchero, da cui si va ad estrarre il loro succo mediante un procedimento conosciuto con il nome di frantumazione. Si tratta di un’operazione molto importante in quanto garantirà al rum un sapore molto deciso.

La seconda fase, è la fermentazione. Essa consiste nell’aggiungere dei lieviti selezionati al succo che si era ottenuto precedentemente dalla frantumazione delle canne. Questi lieviti garantiranno, poi, la trasformazione di una parte dello zucchero in alcol etilico. Si tratta di un processo che in linea di massima dura dalle 24 ore fino ai 15 giorni. Il tempo varia a seconda della gradazione alcolica finale che si vuole ottenere.

La terza fase è la distillazione. Nel corso della distillazione l’alcol è separato dell’acqua e vengono scelti gli aromi che andranno poi aggiunti alla miscela ottenuta in modo da dare un aroma deciso e che sia caratteristico nel rum prodotto.

La quarta fase è nota come invecchiamento. La miscela che ha subito la distillazione è messa all’interno di botti di legno di quercia, solitamente. Questa fase permette al rum di assumere un sapore più deciso.

La quinta fase del processo produttivo del rum è nota come miscelazione. Durante questa fase i rum invecchiati all’interno di botti differenti e anche di annate differenti sono miscelati tra loro per creare, poi, il prodotto finale. La miscelazione in questione determina la creazione di una tipologia ben specifica di rum, ovvero i “blended“. Ma in commercio è possibile trovare anche il rum puro, dunque quello che non ha subito alcuna miscelazione.

Come si può conservare il rum?

Affinché il rum mantenga intatte le sue caratteristiche è necessario che sia conservato in modo corretto. E’ consigliato porlo lontano da fonti di calore, lontano dai raggi solari, dato che l’alcol tende ad evaporare a temperature più elevate, meglio conservarlo in un luogo fresco e non umido. La temperatura di conservazione adeguata sarebbe tra i 17 e i 20 C°.

Per quanto riguarda l’umidità, invece, potrebbe portare alla creazione di muffe sui tappi di sughero e di conseguenza il sapore del rum subisce dei cambiamenti in negativo. E’ da evitare anche la conservazione in frigorifero.

Bere rum fa male o fa bene?

Il rum, rispetto a tante altre bevande acoliche, non contiene quantitativi elevati di zucchero, per questo motivo è preferibile il suo consumo rispetto ad altri superalcolici. Non sembrerebbe avere degli effetti negativi particolari sulla salute, ovviamente se consumato in modo responsabile, l’abuso è fortemente sconsigliato. Dunque non è possibile affermare che il rum faccia male o bene al nostro organismo se consumato in piccole dosi. In più contiene spezie e aromi che potrebbero apportare dei benefici.