Riconoscimento facciale, IBM si tira fuori e tuona “Non deve essere usata dalle forze dell’ordine”

Con una lettera ufficiale Arvind Krishna, il ceo dell’IBM , storica azienda produttrice di stampo informatico ha comunicato al Congresso degli Stati Uniti, ha scelto di non proseguire nella ricerca e nel perfezionamento per quanto riguarda il riconoscimento facciale, principalmente per “fini etici”, sopratutto dopo quello che è accaduto a Minneapolis, teatro dell’oramai tristemente famoso assassinio di George Floyd.


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Segnale per il futuro dell’IA

Il colosso tecnologico ha formalmente chiesto al paese di riconsiderare questo tipo di tecnologia che potrebbe creare nuovi problemi in ambito di privacy, oltre a peggiorare ulteriormente il problema razziale che è tornato nuovamente di attualità, sopratutto qualora le forze di polizia americane, già aspramente criticate per l’eccessivo uso della forza anche quando non strettamente necessario, in particolar modo verso le minoranze etniche, avrebbero la possibiltà di usufruire di questa tecnologia.
Questa mossa intende esortare il governo nel prendere provvedimenti in tal senso, anche perchè era da tempo che una tecnologia del genere era in fase di test per entrare a far parte proprio delle forze dell’ordine.

La lettera aperta da parte dell’IBM

Ecco la lettera da parte di IBM, consegnata ai membri del Congresso statunitense:
Riteniamo che sia giunto il momento di avviare un dialogo nazionale sul se e sul come la tecnologia per il riconoscimento facciale debba essere impiegata dalle forze dell’ordine”, ha scritto Krishna, che mette in evidenza i ‘bias’, pregiudizi all’origine di problemi del riconoscimento facciale  su etnia e genere riscontrati nei sistemi generati da intelligenza artificiale“. Tra i maggiori timori infatti è che in paese storicamente diviso da tensioni razziali come gli States sarebbe facilmente indirizzabile l’intelligenza artificiale verso il riconoscimento forzato verso determinati tipi di etnie, oltre a rappresentare una nuova frontiera tra quello che è concesso per il bene della sicurezza nazionale, e la tutela della privacy, confine che sembra poter cambiare da un momento all’altro.