Foibe, storico incontro tra Mattarella e il presidente sloveno Pahor a Basovizza

La questione foibe resta una delle più controverse del nostro paese da oramai oltre 70 anni: per onorare le vittime a Basovizza, nel Triestino ma con popolazione in parte slovena, la foiba del luogo fu teatro di numerose morti nel corso della seconda guerra mondiale, dove circa 200 italiani furono vittima degli attacchi di un gruppo di partigiani jugoslavi.


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La commemorazione

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’omologo della Slovenia Borut Pahor si sono dati la mano (quella che è probabilmente la prima tra due presidenti dal dopo Covid) dopo essersi avvicinati alla corona di fiori che due corazzieri avevano deposto pochi istanti prima alla foiba di Basovizza. Gesto molto importante, che si può interpretare come una riconciliazione tra i due paesi, che si sono riuniti oggi per commemorare un’epoca che appare lontana ma che ha ancora grande peso sulla politica attuale. Un gesto che è stato apprezzato sia dalle forze al governo, sia quelle all’opposizione.

Le parole di Mattarella

Successivamente i due leader si sono recati al monumento ai Caduti sloveni, e stavolta è stato il presidente sloveno a chiedere la mano a Mattarella, a differenza di quanto accaduto precedentemente dove era accaduto l’inverso. Il presidente della Repubblica ha così commentato dopo aver visitato in prefettura: “Le esperienze dolorose sofferte dalle popolazioni di queste terre non si dimenticano, proprio per questa ragione il tempo presente e l’avvenire chiamano al senso di responsabilità a compiere una scelta tra fare di quelle sofferenze patite da una parte e dall’altra l’unico oggetto dei nostri pensieri coltivando i sentimenti di rancore, oppure al contrario farne patrimonio comune nel ricordo e nel rispetto, sviluppando collaborazione, amicizia, condivisione del futuro.  Al di qua e al di là della frontiera, il cui significato di separazione è ormai per fortuna superato per effetto della comune scelta di integrazione nell’Unione europea, al di qua e al di là del confine sloveni e italiani sono decisamente per la seconda strada, rivolta al futuro. In nome dei valori oggi comuni: libertà democrazia pace“.