Carabinieri Piacenza, l’accusa di una trans: “Minacciata svariate volte dal maresciallo Orlando”

Non si placa il caso giudiziario e mediatico attorno alla situazione carabinieri di Piacenza, che ha portato alla chiusura di una caserma dell’Arma e indagini a tappeto, e gli ultimi aggiornamenti rivelano ulteriori capitoli che narrano di storie di escort e minacce, oltre alle già citate accuse di pestaggi, torture, droga e intimidazioni.


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Accuse a Marco Orlando

Stavolta è Marco Orlando, il maresciallo dell’oramai nota caserma, anch’esso inquisito e condannato momentaneamente agli arresti domiciliari per aver fatto parte del sistema criminoso venutosi a creare, a venire accusato da una trans brasiliana nota come Francesca che si è fatta ascoltare dai pm con accuse gravi: tramite il proprio legale, ha chiesto di essere sentita come persona offesa, vittima di ricatti (“Se non collabori, se non mi dai lavoro, in un modo o nell’altro ti frego e ti rimando in Brasile“), essere stata obbligata fare sesso e di essere stata picchiata anche all’interno della caserma stessa.
Secondo il suo racconto aveva in passato fatto da informatrice per la polizia, cosa che l’ha portata a diversi scontri con gli spacciatori della zona, secondo la ricostruzione.

Festini in caserma

Le accuse, una volta opportunamente verificate, confermerebbero anche un altro aspetto del “sistema” portato avanti da Giuseppe Montella, vero e proprio organizzatore nonostante il grado di appuntato: nelle oltre 300 pagine di ordinanza cautelare sull’intero caso infatti appare anche il capitolo festini a base di sostanze stupefacenti organizzati dai carabinieri, “ai quali partecipavano diverse prostitute, tra cui un transessuale”. Il tutto dichiarato dallo stesso Montella durante un’intercettazione durante una conversazione con il collega Salvatore Cappellano. Il gip ha ricostruito questa vicenda in particolare che ha le fattezze di un film a luci rosse, anzi “quello di un’orgia, avvenuta nella stanza del comandante Marco Orlando, dove si era creato tale scompiglio che le pratiche sulla scrivania erano finite sparpagliate a terra“.