F1 News | Ammissione esplicita di Binotto: “progetto sbagliato, inutili gli sviluppi”

Il problema del progetto SF1000 è nelle fondamenta. Dopo nove gare è arrivata anche l’ammissione esplicita di Mattia Binotto: non c’è restyling che possa guarire i mali oscuri della rossa, servono interventi radicali che non si possono catalogare alla voce ‘sviluppi’.

I verdetti del Mugello dipingono una realtà amara per i tifosi del Cavallino: con dodici vetture in pista le due Ferrari hanno tagliato il traguardo in nona e decima posizione, dietro Kimi Raikkonen, poi retrocesso tra le due rosse con la promozione di Leclerc all’ottavo posto.

Molto indicativa anche la classifica dei giri più veloci in gara, con Iceman (1’21”164) che si è confermato più veloce del tandem ferrarista (1’21”202 per Leclerc, 1’21”229 per Vettel).

Lasciando da parte le due Mercedes, anche al Mugello su un altro pianeta, le due Ferrari hanno accusato un ritardo di oltre un secondo nel giro veloce dalla Red Bull di Alexander Albon, e otto decimi dalla Renault di Daniel Ricciardo.

“Non abbiamo ritmo, non gestiamo le gomme”, ha riassunto Binotto nel tentativo di dare qualche risposta.

Il problema è che gara dopo gara il gap anche nei confronti di avversari nuovi (per la Ferrari) aumenta, poiché le basi della concorrenza sono mediamente buone, e consentono quell’ordinario lavoro di sviluppo che sul Cavallino non funziona, o come dice Binotto, non è possibile fare.

Così Renault, McLaren e Racing Point sono diventate monoposto che riescono a sverniciare le rosse senza grosse difficoltà (come si è visto in modo fin troppo chiaro oggi al Mugello) ed anche l’Alpha Tauri si avvicina in una classifica Costruttori che vede la Scuderia sesta, a diciassette punti dalla Renault.

I piloti possono fare poco, anzi, l’exploit di Leclerc ieri in qualifica ha portato la SF1000 in una terra non più sua, e i 59 giri di gara (in realtà meno considerando SC e le due bandiere rosse) hanno riportato Charles nella posizione che merita oggi la sua monoposto, un passaggio doloroso per il monegasco.

“La prossima gara arriverà qualche piccola novità – ha dichiarato Binotto – ma non saranno modifiche che cambieranno drasticamente le cose”, confermando che serve altro per tornare a competere per il podio.

Però oggi un piccolo passo avanti può comunque servire nella lotta nel ‘midfield’, ovvero la zona di classifica in cui oggi naviga la Ferrari. Al Mugello gli strateghi hanno giocato anche dei jolly che non hanno funzionato (come le gomme hard), peggiorando anche un po’ la situazione ma non influendo di fatto sui verdetti finali, ma sono scelte che testimoniano la voglia di non arrendersi anche davanti ad una dura realtà.

“Ho fatto una buona partenza e mi sono messo nella migliore posizione possibile – ha commentato Leclerc – le due Mercedes sono andate via quindi avevo anche aria libera davanti a me, ma faticavo tanto con la macchina. È un momento difficile”.

Non è certo l’atmosfera ideale in cui celebrare il traguardo dei 1000 Gran Premi, ma proprio dal lungo cammino iniziato dalla Scuderia nel 1950 possono arrivare degli insegnamenti. N

el 1980 la Ferrari campione del Mondo in carica concluse la stagione con un quinto posto come migliore risultato, ma pose la basi per una resurrezione, consacrata la stagione successiva dalla storica vittoria di Gilles Villeneuve a Monaco. Non è tanto il presente a spaventare, quanto la pianificazione di un futuro che poi tanto lontano non è.