F1 Passion | Il Mugello, circuito old-style a cui la F1 non è più abituata

Safety Car, due bandiere rosse, incidenti e solo dodici vetture sotto la bandiera a scacchi. È il bollettino del Gran Premio della Toscana, il conto presentato dal circuito del Mugello ad una Formula 1 ritrovatasi in un contesto old-style a cui non è più avvezza.

Gli attori protagonisti sono stati gli stessi che abbiamo visto nei precedenti Gran Premi, a cambiare è stato il teatro, sotto forma di una pista con curve velocissime, carreggiata ridotta, forti cambi di pendenza, vie di fuga in sabbia ed una linea del traguardo messa dove è stata per decenni, ovvero in corrispondenza della seconda metà della pit-lane.

Dopo essersi sfiorati per lustri, il Mugello e la Formula 1 hanno celebrato un matrimonio ad alta tensione, partorendo una gara che ha smentito tutte le previsioni che avevano annunciato una domenica soporifera.

È successo molto, ad iniziare dalla pericolosità dell’incidente multiplo avvenuto nella fase di ripartenza al termine del regime di safety car, fino al botto violentissimo di Lance Stroll. Entrambi gli episodi hanno causato la sospensione della corsa, ma soprattutto hanno riportato la Formula 1 a confrontarsi con la paura, durata pochi istanti solo grazie agli altissimi standard di sicurezza.

Il tutto è presto archiviato alla voce ‘episodi di gara’, senza alcuna conseguenza se non una grande mole di lavoro per i meccanici e ingenti spese per le squadre.

Domeniche come queste spaccano le opinioni, tra chi vorrebbe evitare di assistere ad una gara ad eliminazione e chi invece ritrova in queste circostanze il succo di un automobilismo old-style, in cui chi sbaglia paga, ed anche un conto salato.

Tra i più colpiti da quanto accaduto in gara è stato Carlos Sainz, coinvolto nell’incidente multiplo sul rettilineo di partenza. “Dobbiamo davvero esaminare cosa è successo e capire cosa ha innescato l’incidente – ha commentato lo spagnolo visibilmente spaventato – per assicurarci che non accada mai più. Non è la prima volta che queste ripartenze sono diventate pericolose”.

Di cause forse ce ne sono più di una, ad iniziare dalla modifica al regolamento sportivo introdotto nel 2019 che ha spostato la linea di ripartenza dalla ‘safety car line” alla “finish line”, cioè il traguardo.

Due linee che nella maggior parte delle piste sono molto vicine, ma non al Mugello, dove la linea d’arrivo è molto avanzata. Bottas è proceduto ad andatura ridotta fino al traguardo (come concesso dal regolamento) ma alle sue spalle si è innescato il caos tra chi ha accelerato e chi era ancora a gas ridotto.

L’incidente di Stroll ha invece evidenziato le velocità elevatissime che può sviluppare una Formula 1 attuale su una pista come il Mugello. Un’uscita di pista improvvisa, forse causata da una foratura (l’indagine è ancora in corso) che ha fatto di colpo perdere al canadese il controllo della sua monoposto senza alcuna chance di recupero.

La via di fuga è stata letteralmente ‘mangiata’, e Stroll è finito contro le barriere a 282 km/h, uscendo illeso da una monoposto destinata a non avere un futuro.

La gara, ovviamente, ha detto molto altro, confermando che il rettilineo dalla Bucine alla San Donato è sufficiente per vedere sorpassi e offrendo ai contingentati spettatori presenti una domenica indubbiamente ad alta tensione.

Ma il premio maggiore è stato riservato ai piloti che hanno concluso i 59 giri di gara “decisamente tosta”, come ha detto Lewis Hamilton, uno che di Gran Premi ne ha vinti novanta.

I punti in palio sono gli stessi, ma forse quelli assegnati oggi sono stati più sudati rispetto ad altre occasioni. Che piaccia o meno quello del Mugello non è stato un Gran Premio come tanti altri, che potrebbe essere un plus o un problema in chiave futura, ma questa, per ora, è un’altra storia.