La pace fiscale non è il baratto amministrativo

La pace fiscale è diventato ormai un argomento di discussione politica. Se al vaglio ci sono ancora dei provvedimenti e, dunque, non si ha praticamente una data precisa per le scadenze, nel mezzo ci sono infiniti dibattiti se la pace fiscale sia giusta o se sia da applicare in un futuro lontano.

   Un cavallo di battaglia

Ormai è diventato il refrain della Lega nominare ogni due per tre la pace fiscale. Quasi un abbinamento dal “Prima gli italiani” e poi parlare di argomenti finanziari. Ecco, diventando uno slogan, la pace fiscale perde la sua potenza e la sua caratura, diventando il vessillo di questo o quel partito che, non essendo in maggioranza, ben poco può decidere sulle scadenze.

Ed è un po’ il classico messaggio del non pagare per opporsi allo Stato che sembra essere – francamente – insopportabile nel 2020: come se chi ha sempre pagato sia in realtà un ingenuo, mentre i debitori invece sono dei geni e degli oppositori al sistema.

E lungi dalle dichiarazioni dell’allora ministro all’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, sul divertimento di pagare le tasse, va ripetuto come in primis bisogna essere in regola con i pagamenti e chiedere la pace fiscale solo se si è veramente impossibilitati al pagamento, con un piano di rientro giusto ed equo. Altrimenti siamo nel campo della retorica.

     La pace fiscale non è di sinistra, né di destra

Quello che molti oppositori al governo vogliono far passare è che questa pace fiscale sia ormai un gingillo degli schieramenti di sinistra o, peggio ancora, un atto di persecuzione per i “poveri” italiani. Nulla di tutto ciò, anche perché dall’altra parte le misure finanziarie di rientro economico sono state o disastrose oppure un assist verso i grandi gruppi spesso in ritardo con la contribuzione generale.

 Mancando ormai poco alle elezioni regionali (sette le regioni al voto nel weekend del 20 e 21 settembre), l’argomento pace fiscale è d’attualità e malleabile proprio a seconda dei territori. Lasciando da parte, quindi, il referendum, l’agone politico ha ormai cambiato rotta con i candidati alla guida delle regioni che stanno pian piano assimilando la pace fiscale in due modi: o come una battaglia di giustizia oppure come il fumo negli occhi.

    Pace fiscale non è baratto amministrativo

Le polemiche riguardano in questi giorni anche i comuni italiani dove si andrà al voto. Molti candidati alla fascia stanno facendo confusione tra la pace fiscale e il baratto amministrativo, ovvero sul lavorare per conto dell’Ente sino al raggiungimento della cifra del debito. Peccato che questa norma sia praticamente inapplicabile, ma sicuramente non va equiparata alla pace fiscale, che viaggia su ben altri principi.