Pace fiscale, è un problema etico?

Quasi una lotta contro il tempo quella dei contributi che devono cercare di recuperare terreno nei confronti dello Stato Italiano. Il fisco incombe con tutti i suoi parametri e non è facile soprattutto in questo periodo storico riuscire a rientrare nei tempi e nei parametri. L’agenzia delle entrate con la sua pace fiscale cerca di tirare avanti il più possibile, ben sapendo come spesso questa possa essere un palliativo o una panacea, senza risolvere tuttavia i mali atavici che circondano l’Italia finanziaria.

Furbetti e furbini

Ora, la questione pare abbastanza semplice. Da una parte ci sta chi ha sempre pagato le tasse e – paradossalmente – a volte è maggiormente penalizzato. Dall’altra parte ci sta chi, ciclicamente, non le paga per poi invocare la carità, come quando Franco Franchi invocava un tozzo di pane nel film di Pinocchio. E allora, che si questa pace fiscale un argine per dare dignità alla categoria dei veri pagatori e che sia una mannaia per quanti, invece, non pagano minimamente le tasse.

E ci vuole molto coraggio a fare questo, perché non sempre si applica la legge al dettaglio e molti vuoti normativi consentono alcuni escamotage. I furbetti di cui si parla in questi giorni sono maestri in questo, sfruttando sia una mancanza generica di controlli, nonché la capacità di inserirsi – in maniera fraudolenta – nelle falle di un sistema che spesso genera dei bug nei regolamenti e nelle leggi.

Di regione in regione

Ovviamente, l’Italia dei pagamenti si divide in… due ormai. Ci sta un Sud dove vi è un maggior gettito fiscale in confronto ai servizi mai ricevuti, e un Nord che ha i servizi ma vede maggiormente la fascia degli abbienti “dimenticare” di pagare le tasse. Paradossi di una nazione che ha poi preferito virare sempre le risorse da Roma in su, ma che vive in pratica dei tanti piccoli contribuenti del Sud.

20Ecco, il dubbio della pace fiscale è questo: pago per dei servizi che solo da altre parti funzionano? Forse la situazione covid ha diciamo rimesso mano sulla sanità, dove l’eccellenza si è registrata un po’ dovunque, ma in altri settori del pubblico impiego si sente la mannaia della divisione (pensiamo alle scuole, da una parte i banchi con le rotelle, dall’altra manco le strutture).

Si paga comunque

Al di là di tutti i sofismi si deve pagare, giusto o sbagliato che sia nella nostra mente. La volontarietà in questo settore se ne va a farsi benedire, troppe scuse sono state usate nel corso degli anni. La pace fiscale a livello nazionale, ma anche e soprattutto a livello locale deve essere l’indicatore e la base delle regole, perché non è più accettabile una disparità