Pavoni “invadono” Ravenna: preoccupazione tra gli abitanti

Un paio di giorni fa l’edizione online di Repubblica ha pubblicato la notizia che una colonia di pavoni ha “preso casa” in una frazione di Ravenna, Punta Marina, dove alcuni cittadini si sono rivolti al sindaco perché gli uccelli stanno iniziando a danneggiare tetti delle case e delle auto con qualche problema di gestione e una colonia che inizia a diventare di numero importante. Secondo alcuni reportage dal luogo, la colonia avrebbe in realtà più di 30 anni di storia nella località, ma in quest’ultimo periodo – forse approfittando del rallentamento delle attività umane per il lockdown – sarebbe cresciuta di numero.

Pavoni “invadono” Ravenna: preoccupazione tra gli abitanti

Una convivenza non semplice, quella di Punta Marina, tra i pavoni e la cittadinanza locale. Come si apprende dall’articolo di Repubblica, la colonia presente nella frazione di Ravenna è inselvatichita: questo significa che il primo o i primi esemplari sono stati liberati da un parco, o da un giardino, e che adesso la “famiglia” di volatili sta aumentando a discreto ritmo. Una femmina di pavone può dare alla luce dai 3 ai 12 cuccioli e attualmente gli esemplari sono circa trenta. E se fino a qualche tempo fa la situazione era ancora tranquilla, oggi i pavoni stanno iniziando a causare qualche danno agli oggetti e, di conseguenza, qualche lamentela nella popolazione. Che lamenta danni ai tetti delle case, con tegole spostate e conseguenti infiltrazioni d’acqua nelle abitazioni, e soprattutto danneggiamenti alle automobili, prese di mira dai pavoni principalmente quando questi si vedono riflessi. Sembra che alcuni esemplari si siano mostrati particolarmente interessati anche alle merende di alcuni bambini d’età scolare.

L’assessore all’ambiente, verde pubblico e diritti animali Baroncini, le cui parole sono state pubblicate dal quotidiano, ha dichiarato a proposito dei pavoni: “Si sistemano sui cofani e li bozzano e poi quando si vedono riflessi attaccano a colpi di becco, rovinando la carrozzeria. Qualche mamma apprensiva ci ha anche riferito che si sono avvicinati in maniera spalvada a bambini che avevano la merenda. All’inizio girava un maschio poi è arrivata una femmina e adesso sono circa una trentina. Da un lato sono una bella cosa una conferma che il nostro territorio offre ampi spazi naturali, ma sono una specie estranea ed è giusto prendere in considerazione la convivenza in una zona antropizzata, oltre al loro benessere. Per questo abbiamo avvisato le guardie forestali, che stanno valutando cosa sia meglio fare, se sia possibile ricollocarli in fattorie didattiche o altrove. A questo proposito avremmo voluto confrontarci con la comunità, ma con il Covid non si possono fare assemblee pubbliche”.

Il problema, si sottolinea, è abbastanza nuovo per l’Italia, mentre in altre zone d’Europa e del mondo la convivenza coi pavoni è abituale. Colonie di pavoni popolano alcuni monumenti di Lisbona, come il Castello di Sao Jorge di Lisbona, oppure il Giardino del Palazzo di Cristallo di Oporto. E se in Portogallo ormai ci si convive, in Canada invece un paio di anni fa vennero ricollocati un centinaio di esemplari che si erano urbanizzati con conseguenze problematiche per la popolazione. Repubblica spiega, grazie all’intervento del ricercatore dell’Istituto superiore fauna selvatica Nicola Baccetti, che non c’è un pericolo
legato all’invasività della specie, ma al contenimento della sua diffusione: “Non si tratta in senso stretto di una specie aliena invasiva – e non è problematica come le nutrie o come i gamberi d’acqua dolce americani, tuttavia è opportuno arginare la loro diffusione, prima che diventi un problema serio che potrebbe avere costi enormi. Non possiamo prevedere quanto potrebbero diffondersi se prendessero la via delle pinete della Romagna. Ci sono già abbastanza problemi con le specie selvatiche, meglio prevenirne di nuovi”.