Banche alla conquista del bitcoin attraverso il mobile banking

Bitcoin (BTC), la criptovaluta più famosa e anche la prima a essere stata “coniata” dal suo anonimo inventore Satoshi Nakamoto, fa breccia anche tra le banche di nuova generazione tutte orientate al mobile banking per offrire servizi bancari tradizionali e innovativi nel palmo di una mano.



Il primo servizio di mobile banking a introdurre in Europa prodotti legati alle criptovalute è stato Revolut nel 2018, mentre da marzo 2020 Hype, il servizio bancario italiano controllato da Banca Sella Holding s.p.a., ha introdotto un vero e proprio portafoglio bitcoin attraverso cui gli utenti possono comprare e vendere la criptovaluta, ma anche inviarla ad altre persone come avviene di solito attraverso un wallet bitcoin indipendente. Nell’applicazione mobile di Hype il Bitcoin è solo una delle funzionalità tra quelle messe a disposizione dei clienti, che possono ora sperimentare l’acquisto di BTC anche con pochi euro presi dal proprio conto bancario, senza essere costretti a spostare denaro verso piattaforme di terzi e operando invece da un ambiente di cui hanno fiducia: la loro banca.

L’introduzione da parte degli operatori bancari di servizi per criptovalute come quelli forniti da Hype e da Revolut, hanno inoltre un impatto sulla diffusione e sulla conoscenza delle criptovalute, in particolare tra le fasce più giovani e dinamiche della società, che per prime hanno sperimentato l’utilità del mobile banking. Altro beneficio, che sfocia nella “educazione finanziaria” per così dire, riguarda l’uso delle criptomonete come asset di diversificazione del patrimonio finanziario personale.

Criptovalute in banca: aumenta la fiducia dei clienti?

Se un numero crescente di banche tradizionali dovesse introdurre servizi di acquisto del bitcoin o più in generale delle criptovalute, gli italiani acquisirebbero una maggiore fiducia nei crypto asset? Sarebbero più propensi a investire su questa nuova categoria di asset? Per ora la domanda non ha trovato risposta, perché la scelta di Hype e di Banca Sella può considerarsi pionieristica e mancano quindi dei numeri su cui basarsi.

Non c’è dubbio, però, che le criptovalute siano sempre più prese in considerazione dai cittadini, spinti anche dal pubblico dibattito su argomenti come la moneta digitale delle banche centrali e dalla decisione della Banca centrale europea (BCE) di costituire un gruppo di studio volto a sondare la fattibilità, su più livelli, dell’euro digitale. Quest’ultima iniziativa è stata accolta con favore dall’Associazione bancaria italiana (ABI) la quale si è messa a disposizione della BCE per fare i test reali dell’euro digitale attraverso la sua infrastruttura decentralizzata Spunta Banca DLT, per ora utilizzata da 100 banche italiane per effettuare la cosiddetta riconciliazione dei conti reciproci.

Perché anche le banche abbracciano Bitcoin

Nel febbraio del 2018, pubblicando il suo Rapporto annuale riferito al 2017, la Bank of America definiva le criptovalute come un concorrente che alla lunga avrebbe potuto «avere effetti negativi sui guadagni delle banche» (fonte: sec.gov), questo perché un numero sempre crescente di persone decide di usare gli strumenti finanziari del crypto trading proposti da innovative società della tecnofinanza per sperimentare nuove forme di investimento non fornite dai canali tradizionali. Questa crescente “pressione tecnologica” spinge le banche a investire a loro volta nei nuovi comparti finanziari, come ancora Bank of America riconosce nel suo rapporto annuale menzionato in precedenza.

Vi è quindi una necessità economica da parte delle banche di entrare a far parte di una nuova realtà finanziaria che società più agili e giovani hanno già scelto come fulcro centrale della loro attività da tempo, a tutto beneficio dei risparmiatori.

L’uso delle criptovalute in Italia

Per quanto riguarda più specificamente il rapporto degli italiani con le valute digitali, pur non esistendo in Italia una normativa che regolamenti l’uso delle criptovalute come mezzo di pagamento o come strumento finanziario e che ne stabilisca una tassazione ad hoc, gli investitori pionieri del settore non si sono lasciati scoraggiare ed hanno investito in esse.

Che il numero di tali individui non sia esiguo lo dimostra indirettamente il fatto che le principali piattaforme di trading dedicate alle criptovalute hanno una versione in lingua italiana. Anche nel commercio, le monete digitali trovano spazio in Italia: una prova semi diretta la possiamo desumere dal numero di attività commerciali iscritte su siti web come Coinmap.org, il cui scopo è censire le imprese e le attività del settore terziario che accettano bitcoin come metodo di pagamento. Rivolgendo lo sguardo ad altre monete digitali, tra cui dash, anche in questo caso il sito Discover Dash ci offre una panoramica aggiornata delle realtà commerciali italiane che accettano questa specifica valuta elettronica come metodo di pagamento.

Concludendo

Non esistono per ora dati statistici ufficiali sul numero di italiani coinvolti nelle attività finanziarie o commerciali legate alle criptovalute, tuttavia la scelta da parte di Hype di includere bitcoin tra le sue funzionalità, in uno con la decisione della BCE di studiare un euro digitale e la disponibilità delle banche italiane a sperimentarlo, indica quanto questi asset finanziari abbiano fatto breccia in Europa e nel nostro Paese.