Come educare un gatto: ecco perché non devi sgridarlo

Convivere con un gatto è un’esperienza meravigliosa, ma i gatti sono animali curiosi, giocherelloni, e amano saltare ovunque riescano ad arrivare. Oltre a combinare qualche pasticcio ogni tanto, di “routine”, l’interazione con i nostri oggetti di vita quotidiani può portare a rotture di qualcosa di prezioso, di caro o … di scatole! Educare un gatto è un processo a volte complesso che passa dalla capacità del padrone di far capire al micio che una cosa “non si fa”. Il gatto però è molto diverso dal cane: è più indipendente, più selvaggio, e ha spesso un temperamento meno remissivo. Ecco qualche consiglio per educarlo al meglio.



Come educare un gatto: ecco perché non devi sgridarlo

Capire il comportamento di un gatto non è intuitivo come capire quello di un cane. Il gatto ha qualche sfumatura in più, uno spirito libero e una nota di pazzia che nei cani semplicemente non esiste. Se vuoi educare il tuo gatto dovrai imparare a comprendere il suo linguaggio. E il primo passo è comprendere che l’unico momento in cui puoi sgridarlo è esattamente quello in cui sta facendo qualcosa che non va. Due secondi, un minuto, due ore dopo che ha fatto qualcosa che non avrebbe dovuto non ha più senso sgridarlo: non capirebbe, anzi, potrebbe iniziare ad avere timore di te e a far regredire la fiducia nei tuoi confronti.

Se lo “cogli in flagrante” allora potrai iniziare ad usare il “no”: dovrai ripeterlo finché il gatto non smette di fare la cosa che sta facendo. Serve una voce ferma e decisa, con tono alto ma non strillante. La pazienza in questo caso è la virtù dei forti: serve del tempo ma il gatto capirà. Non usare invece mai metodi violenti di punizione o coercizione: dallo scappellotto al gesto di fargli annusare eventuali bisogni fatti in luoghi inidonei, sono tutte cose che metteranno solo paura al micio e gli faranno subire una inutile umiliazione.

Ricorda che prendere per la collottola il gatto è il loro gesto di protezione per eccellenza: non lo fare mai in contemporanea al “NO” o per fargli capire che una cosa non si fa. Usalo solo se è l’unico modo che ti riesce per spostare il gatto dal luogo della marachella: può essere utile per “rimuoverlo” fisicamente da un posto, ma non associare altro.

Se il gatto ha dei comportamenti frequenti ma collegati alla sua natura, sarà tuo compito capire cosa fare per evitare, ad esempio, che si faccia le unghie sui mobili, che morda, oppure che non usi la lettiera per fare i bisogni. L’abitudne di farsi le unghie, ad esempio, è irrinunciabile per gli amici felini: dovrai fornirgli qualcosa dove potrà farsele senza problemi. Impedirgli di farsi le unghie equivarrebbe a privarlo del cibo o dell’acqua: è un bisogno insopprimibile.

Siate coerenti nella sua educazione: non permettetegli cose a volte alterne oppure non decidete di punto in bianco che una cosa che andava bene il giorno prima non vi sta bene più. Siate pazienti e non pretendete dal gatto che capisca subito, e assicuratevi di avere un ambiente confortevole per il loro benessere.