Recovery Plan, pronta la bozza: meno tasse per il ceto medio, 74 miliardi al settore green, 48 al digitale

E’ sicuramente la gestione del Recovery Plan, ossia l’ammontare di risorse messe a disposizione dall’Unione Europea per permettere ai paesi maggiormente colpiti dal coronavirus di “rimettersi in carreggiata” la questione politica del momento.
All’interno della maggioranza infatti è molto divisa sul come sfruttare al meglio delle risorse, al punto da far vacillare il delicato equilibrio tra le varie fazioni politiche.

Bozza pronta

Nonostante sia una questione aperta da diversi mesi, la divisione delle risorse ha preso una forma concreta solo nelle ultime ore.
La somma relativa al nostro paese che fa parte del Recovery Plan ammonta a 196 miliardi di euro e secondo la bozza rilevata da ANSA dividerebbe l’ammontare nel seguente modo:
48,7 miliardi per digitalizzazione e innovazione, 74,3 per la “rivoluzione verde e transizione ecologica”; 27,7 al settore Infrastrutture per una mobilità sostenibile.
Il capitolo “istruzione e ricerca” può contare su 19,2 miliardi, quello sulla Parità di genere su 17,1 miliardi, mentre per la sanità sono dedicati 9 miliardi.
Importanti anche i “cluster”, ossia le aree di intervento più specifiche che racchiudono al loro interno a loro volta altri settori, di cui il principale è quello dell’Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici”, del capitolo Rivoluzione verde, che può contare su 40,1 miliardi. Subito dopo i progetti relativi a “Innovazione, competitività, digitalizzazione 4.0 e internazionalizzazione”, del capitolo Digitalizzazione”, alla quale dovrebbero essere destinati 35,5 miliardi. E’ di 23,6 miliardi, invece, il pacchetto di risorse sui cui potrà contare il cluster “Alta velocità di rete e comunicazione stradale 4.0”. Poco più di dieci miliardi saranno dirottati sui progetti di Potenziamento della didattico e diritto allo studio mentre nel capitolo “Sanità” 4,8 miliardi dovrebbero andare al cluster “Assistenza di prossimità e telemedicina” e 4,2 ai progetti per Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria.

Pressione fiscale ridotta

Nella bozza appare anche la riforma fiscale, visto che le intenzioni dell’esecutivo è anche prevista una riduzione della pressione fiscale in relazione ai cosiddetti “ceti medi”, ossia sui lavoratori il cui reddito annuo è compreso tra i 40 e 60 mila euro.
Il Premier Conte, all’interno della bozza mette in evidenza una certa soddisfazione:
L’Italia ha compreso prima di altri che l’Europa doveva essere protagonista in questa battaglia, che questa volta poteva e doveva dare una risposta forte e unitaria. Abbiamo insistito perché questa decisione venisse presa, ci abbiamo creduto nonostante più d’uno, anche in Italia, ritenesse assai improbabile un accordo. Il piano finanziario straordinario approvato lo scorso luglio dal Consiglio Europeo è anche il frutto dei nostri sforzi“.