Caso Suarez: il calciatore uruguagio confessa davanti ai PM di aver saputo le domande in anticipo

Il “caso Suarez” entra in una nuova fase, dopo le indagini condotte su un domande concordate da parte dell’università di Perugia per permettere l’ottenimento del passaporto comunitario al calciatore all’epoca in uscita dal Barcellona (attualmente è all’Atletico Madrid): dopo l’iscrizione al registro degli indagati da parte del DS della Juventus Fabio Paratici, reo di aver creato una sorta di “corsia prefenziale” per il conseguimento del passaporto comunitario da parte del calciatore, all’epoca in orbita bianconera, oggi è lo stesso centravanti ad “ammettere” di essere stato favorito, visto che era a conoscenza delle domande del test in anticipo.

Testimonianza

Suarez infatti è stato ascoltato via Skype come persona informata dei fatti, ossia come testimone nell’ambito di una rogatoria internazionale avviata dalla procura guidata da Raffaele Cantone. Nonostante la posizione della Juventus resti la medesima, ossia di non aver fatto altro che indicare al calciatore, tramite il sopracitato Paratici, una sorta di corsia preferenziale per permettere un test in tempi più stretti; p bene ricordare che Suarez ha già diritto allo status di comunitario visto che è sposato con un’italiana, e sono cittadini italiani anche i suoi figli, anche se senza un esame privato la procedura va molto per le lunghe.
La teoria portata avanti dalla procura è invece differente: secondo quest’ultima la Juve non si sarebbe limitata al favore di indicare la strada ai manager del calciatore ma avrebbe usato la sua influenza per accorciare i tempi e per allargare le barriere fino a taroccare l’esame fornendogli in anticipo le domande e le risposte concordate.
In quest’ottica, la situazione particolare dovuta al Covid sarebbe stata utilizzata per anticipare e quindi velocizzare l’iter degli esami e permettere al calciatore delle possibili visite mediche con la Juventus.

Conseguenze

Negli scorsi giorni la rettrice dell’università è stata sospesa per 8 mesi, ma lei stessa ha optato per le dimissioni pochi giorni dopo, così come il direttore generale Simone Olivieri e due professori.