Abuso psicologico: conoscerlo per difendersi

L’abuso psicologico è il più subdolo degli abusi ed è difficile da individuare; va dall’eccessiva minimizzazione verbale alle derisione (non piangere come fanno le femminucce!), al misconoscimento di ogni richiesta o all’attribuzione di responsabilità superiore da parte del genitore al proprio figlio (tu non lo puoi fare, non sei capace!). È la forma più frequente di abuso, di violenza nell’infanzia anche se spesso viene sottovalutata. Poi, però, da grandi può provocare gravi danni al bambino. Il bambino viene continuamente sminuito. Ha un inizio molto precoce; addirittura in alcuni casi si è visto che la madre comincia ad abusare del figlio ancora prima del parto, quando il bambino è ancora nella pancia. I genitori che trascurano il proprio figlio già prima del parto, in gravidanza, al contrario di come avviene normalmente, non avranno delle fantasie sul bambino, essenziali per permettere l’attaccamento. Questo tipo di abuso, in genere, si proietta sui figli per periodi molto lunghi e spesso dura tutta la vita. È una forma di abuso molto prolungata e subdola. Questo tipo di violenza viene esercitata in modo indiretto, utilizzando messaggi ambigui nei confronti dei bambini. Il bambino, però, non è in grado di reagire, non può controbattere, non è in grado di difendersi.

Le variabili che favoriscono e contribuiscono a innescare la situazione di violenza psicologica sono molteplici e coinvolgono diversi livelli. Possiamo raggruppare queste variabili in livelli. Possiamo raggrupparle in queste categorie:

  • la presenza nei genitori di una psicopatologia (depressione, anoressia, schizofrenia);
  • la presenza di un disagio socio economico; in questo disagio spesso i genitori chiedono al figlio di lavorare o di fare determinati studi (medico, architetto, avvocato); 

I sintomi provocati da questo atteggiamenti patologici dei genitori sono:

  • i disturbi psicomotori;
  • i disturbi alimentari;
  • i disturbi del sonno-veglia;
  • il ritardo del linguaggio;
  • una difficoltà di rapporto con i coetanei;
  • il fatto che durante la scolarizzazione primaria saranno presenti disturbi di disattenzione e iperattività, difficoltà scolastiche, depressioni, condotte asociali.

Cosa si fa in generale quando c’è un abuso?

La diagnosi medica comprende l’anamnesi, la visita pediatrica, la visita neuro chirurgica, la valutazione legate e medico ginecologica (se c’è una lacerazione dell’imene o meno), esami radiologici (TAC) ed esami clinici. La famiglia, invece, fa dei colloqui; parlando tutto viene fuori. Vengono fatti anche dei test sia sui bambini (anche attraverso dei disegni) che sui genitori.

C’è anche l’osservazione al gioco, è l’osservazione migliore che si può fare nel bambino perché il bambino proietta nel gioco molte cose. Al bambino vengono date delle bambole sessuate; se il bambino inscena un atto sessuale, significa che c’è stato qualcosa.

Poi c’è la diagnosi familiare, che è importante per vedere se nella famiglia ci sono stati dei fattori di rischio che hanno portato all’abuso.

Cosa porta il genitore ad abusare del figlio o l’adulto di un bambino?

All’origine del comportamento abusante dei genitori c’è la fantasia da parte del genitore che il bambino non sia una persona con i suoi desideri, con i suoi bisogni e con le sue paura. Il bambino non ha una sua individualità, non viene rispettata, la sua individualità. Di conseguenza il bambino è visto come una cosa, come un oggetto, non è un individuo a sé stante, non è una persona separata ma è, secondo gli psicanalisti, un’espressione narcisistica del genitore. I genitori, infatti, considerano il bambino come un prolungamento della propria vita e quindi uno strumento per risolvere i loro problemi. Entrare in relazione con il bambino costringe il genitore a mettere in discussione la propria individualità e quindi a modificare la relazione che è ovviamente patologica.

È stato osservato che nei casi di genitori che maltrattano gravemente i figli a livello fisico, i genitori stessi spesso soffrono di grave depressione e hanno difficoltà ad investire la loro energia nell’accudimento del figlio. Ad esempio, l’alcolismo e i disturbi delle pulsioni sessuali sono frequenti nei genitori che abusano sessualmente del bambino, cioè nell’abuso intrafamiliare così come la presenza di perversioni e di alcune forme di maltrattamento da parte dei genitori sul bambino. Il bambino, inoltre, può sviluppare dei meccanismi di difesa che mette in atto per difendere l’immagine dei genitori, perchè il bambino ha bisogno di avere un’immagine buona del genitore. Questi meccanismi di difesa che il bambino mette in atto possono essere:

  • la rimozione, cioè rimuove l’evento,
  • la negazione, non è successo nulla
  • la scissione, cioè l’evento viene scisso e frammentato; ricordo solo ciò che voglio ricordare, solo le cose che mi sono piaciute e quelle più brutte le dimentico;
  • l’identificazione con l’aggressore, anche io divento abusante (funzione catartica dell’abuso);
  • l’idealizzazione, quando l’abuso diventa un evento magnifico perché è più facile da accettare.

Il bambino, quindi, grazie a questi meccanismi di difesa, controlla l’angoscia, controlla il senso di colpa che gli deriva dall’appagare i propri bisogni e i desideri, evita la depressione che può scaturire dalla perita dell’amore e dalla vergogna che il bambino prova nei confronti dei genitori, evita la sofferenza causata dal non avere la famiglia che il bambino desidera, evita la vergogna di avere provocato l’abuso perché il bambino pensa di essere stato lui ad aver provocato l’abusante e quindi di aver permesso l’abuso. Il meccanismo più brutto che c’è è quello di identificarmi con l’aggressore. Ciò comporta nei soggetti una certa ansia; questo comportamento avviene specialmente nei pedofili. Infatti, i soggetti abusati da piccoli spesso da grandi diventano pedofili.