Depressione da covid-19 nei bambini

Le forme di depressione in età evolutiva e i quadri clinici

Diciamo che sull’esistenza della depressione in quanto disturbo vero e proprio in età evolutiva oggi come oggi si è discusso parecchio, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria. Infatti, secondo la concezione psicoanalitica classica, il bambino non ha ancora effettuato l’interiorizzazione del Super-Io e non ha ancora sperimentato il senso di colpa e quindi non si può parlare di nevrosi depressiva.

La depressione interferisce sullo sviluppo del soggetto. Nel primo anno di vita i disturbi depressivi sarebbero correlati alla relazione con la figura materna, ai disturbi dell’attaccamento e all’eventuale istituzionalizzazione. Anomalie nel comportamento di accudimento, la carenza di affetto per un’immaturità o la presenza di comportamenti antisociali (droga, alcool, ecc.) nella madre possono essere la causa di queste forme depressive. Esse si manifestano con arresto o ritardo dello sviluppo psicomotorio e staturo-ponderale, tendenza al pianto, sguardo apatico, espressione fredda e distaccata, sorriso sociale che scompare, insonnia, compromissione delle funzioni cognitive, ritardo o regressione dello sviluppo del linguaggio, pica, coprofagia, insonnia, comportamenti autoerotici, disinteresse per il gioco, irritabilità e infine morte. A volte un ritardo nella crescita viene osservato in bambini che provengono da famiglie problematiche, in cui il bambino viene trascurato o è vittima di abusi.

Altri studi hanno preso in considerazione delle ipotesi psicologiche che hanno fatto riferimento ad alcuni modelli tra i quali quelli psicoanalitici e psicodinamici, cognitivo-comportamentale e della disperazione appresa.

I modelli psicoanalitici e psicodinamici sottolineano l’importanza delle esperienze frustanti precoci che impedirebbero i normali processi di elaborazione; in fasi successive è possibile che si instaurino dei quadri depressivi per il verificarsi di eventi stressanti rappresentati da un disturbo dell’autostima nel contesto di relazioni interpersonali fallimentari.

Secondo il modello cognitivo-comportamentale alla base della depressione ci sarebbe una distorsione cognitiva (tendenza all’autosvalutazione, interpretazione negativa delle esperienze, visione pessimistica dell’esistenza) che si sviluppa nell’infanzia quando il soggetto non è capace di affrontare le frustrazioni. Il depresso sarebbe sensibile alle esperienze negative, perché percepite in maniera distorta) e sovrastimerebbe la frequenza degli eventi che porterebbero all’autosvalutazione. Il modello della disperazione appresa si basa sul concetto che quando il soggetto sperimenta delle situazioni che sono al di sopra delle sue capacità/possibilità di controllo, si convincerà di non essere in grado di controllare eventi futuri e ciò lo porterà a distorsioni cognitive, diminuzione della motivazione e disperazione.

Sono stati inoltre chiamati in causa anche i fattori socio-ambientali come la presenza di conflitti intrafamiliari, problemi di comunicazione, atteggiamenti educativi inadeguati, rilevati con una certa frequenza nei soggetti con depressione.