Che significa essere transgender oggi

Gli individui vengono divisi in uomini e donne sulla base delle loro differenze biologiche. Gli studi di genere invece propongono una tra genere e sesso perchè:

  • il sesso (sex) è ciò costituisce un corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici e quindi determina il sesso femminile e il sesso maschile;
  • il genere (gender) invece rappresenta una costruzione culturale, la rappresentazione di un comportamento maschile o femminile.

Il genere può non coincidere con il sesso biologico e il soggetto può quindi non riconoscersi appartenente al proprio sesso biologico e/o riconoscersi nell’altro sesso.

La disforia di genere o disturbo dell’identità di genere è il malessere percepito da un individuo che non si riconosce nel proprio sesso fenotipico o nel genere assegnatogli alla nascita. Il disturbo dell’identità di genere è stato rinominato disforia di genere nel DSM-5 poiché allontana la connotazione che il paziente sia “disturbato”.

Il DIG è indipendente dall’orientamento sessuale e non va confuso con esso: infatti le donne e gli uomini transessuali possono avere qualsiasi orientamento sessuale. L’identificazione nel sesso opposto ed il relativo disagio provocato da questa condizione possono essere avvertiti già in fase preadolescenziale.

Secondo il DSM-IV

Il disturbo dell’identità di genere era catalogato fra i disturbi mentali del DSM-IV (2000) (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), e viene definito transessuale (per l’ottenimento del consenso per il cambio di sesso) solo chi non ha un ulteriore disturbo mentale.

Secondo il DSM-IV, i criteri diagnostici per identificare il disturbo dell’identità di genere erano i seguenti:

  1. Il soggetto si identifica in maniera intensa e persistente con individui di sesso opposto a quello
  2. Questa identificazione non deve essere semplicemente un desiderio di qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’appartenenza al sesso opposto (a quello biologico).
  3. Deve esserci l’evidenza di una condizione di malessere persistente o di estraneità riguardo al proprio sesso
  4. Forte desiderio di appartenere al genere
  5. L’individuo non deve presentare una condizione di intersessualità (es. sindrome di insensibilità agli androgeni o iperplasia surrenale congenita)
  6. Forte desiderio di essere trattato come un membro del genere
  7. Deve esserci un disagio clinicamente significativo o compromissione in ambito sociale, lavorativo e nelle relazioni

Secondo il DSM-5

La disforia di genere è catalogata nel DSM-5 (2013) in una categoria a sé stante, dove il disturbo stesso è la sofferenza provata dagli individui il cui sesso assegnato alla nascita non coincide col genere percepito.

Secondo il DSM-5, i criteri diagnostici per identificare la disforia di genere sono i seguenti, e devono esserne presenti almeno due e per almeno 6 mesi:

  1. Marcata incongruenza tra genere esperito e caratteristiche sessuali primarie/secondarie.
  2. Forte desiderio di liberarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie a causa della marcata incongruenza col genere
  3. Forte desiderio per le caratteristiche sessuali del genere
  4. Forte desiderio di appartenere al genere opposto.
  5. Forte desiderio di essere trattato come un membro del genere
  6. Forte convinzione di avere sentimenti e reazioni tipici del genere

La condizione dev’essere associata inoltre a sofferenza clinicamente significativa o a compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

Definizione e quadro clinico

Attualmente vengono fatte tre distinzioni all’interno della disforia di genere:

Disforia di genere da donna a uomo: bambine che fin da piccole sono sempre state definite mascoline, che preferiscono stare con i bambini di sesso maschile e giocano con essi. In adolescenza cercano di avere rapporti sessuali con donne in quanto uomini, non come donne. Possono incontrare delle partner che le accettano per quello che sono e altre ricorrono alla chirurgia per modificare il proprio corpo.

Disforia di genere da uomo a donna, tipo androfilico: sono dei soggetti che fin da piccoli hanno avuto un comportamento effeminato, evitano lo sport, i giochi violenti e preferiscono giocare con le bambine. A volte vestono abiti femminili. In età adolescenziale hanno esperienze omosessuali; in seguito provano insoddisfazione per le relazioni omosessuali e cercano dei rapporti sessuali con uomini eterosessuali che li desiderano come donne. È la classica figura del transessuale di tipo omosessuale. Anche loro possono decidere una riattribuzione chirurgica del sesso.

Disforia di genere da uomo a donna, tipo autoginefilico: questa forma viene anche definita come il tipo eterosessuale o travestito. Sono dei soggetti maschili che provano piacere sessuale fantasticando di essere se stessi delle femmine. Questi soggetti da bambini non sono effeminati e amano travestirsi con gli abiti della madre o della sorella. Presentano attrazione sessuale verso le donne pur essendo eccitati dalla fantasia di avere un corpo femminile che diventa sempre più presente con l’avanzare dell’età con possibile sviluppo di dipendenze oppure depressione. A volte decidono una riattribuzione chirurgica del sesso, come ad esempio rifarsi il seno.

Negli anni si è cercato di capire se il quadro psicopatologico presente nei soggetti con disforia di genere dipenda dalla disforia di genere o sia una conseguenza dello stress e delle difficoltà che da questa derivino. In comorbilità troviamo:  disturbi di personalità, depressione, iperattività, aggressività, disturbi ossessivo-compulsivo, disturbi dissociativi, disturbi dell’umore e disturbi psicotici; sono presenti anche disturbi della sfera oro-alimentare, come l’anoressia nervosa e dipendenze da alcool e droghe.