Le 500 Caravelle sono tra le monete italiane del ventesimo secolo maggiormente riconoscibili dai collezionisti ma anche da semplicemente chi ne ha memoria, principalmente a causa del potenziale valore che queste monete decisamente comuni un tempo, possono o almeno sembrano poter valere oggi.
Naturalmente come spesso accade la realtà è più complicata, anche se esiste una singola variante di questa valuta contrassegnata proprio dalle tre imbarcazioni rese famose anche dal primo viaggio di Cristoforo Colombo che può valere davvero tanto. Ma come riconoscerla?
Moneta d’argento italiana
E’ stata probabilmente la moneta italiana d’argento (precisamente una lega di argento chiamata 835) più diffusa e riconoscibile del ventesimo secolo, coniata in quantità considerevoli durante gli anni 50 e 60, corrispondenti al cosiddetto boom economico, successivamente ne sono state create versioni esclusivamente a tiratura limitata per numismatici.
Concepita verso la metà degli anni 50, da una parte la moneta ritrae un volto femminile di profilo contornato da stemmi che sono 20, risultanti tali in quanto simboli dei capolouoghi di provincia italiani. Dall’altra parte ovvero sul verso spiccano proprio le tre caravelle. Proprio dalle imbaracazioni si può notare la rarità o meno di questa moneta.
Le caravelle sbagliate
Si tratta di una moneta che nella quasi totalità dei casi è diffusa ancora oggi presso i collezionisti e nella versione standard riconoscibile dalle bandiere al di sopra delle vele delle caravelle spostate verso destra il valore è collocato tra i 5 ed i 50 euro a seconda delle condizioni.
Discorso diverso per quelle “sbagliate” ovvero corrispondenti alla rarissima versione di prova datata 1957. Caravelle sbagliate o anche note come caravelle controvento proprio perchè in questa versione realizzata in pochi esemplari le bandiere sono spostate a sinistra anzichè a destra e quindi danno l’idea di una navigazione controvento. Oltre a questo dettaglio anche la scritta Prova sull’altro lato evidenzia l’autenticità di questa moneta che oggi vale tra i 5000 ed i 7500 euro al dettaglio ma che ha superato in alcuni casi anche i 10 mila euro presso aste, naturalmente per esemplari in condizioni pressochè perfette.

L’errore legato alle bandiere fu notato poco prima della produzione su vasta scala proprio da un ammiraglio della marina, fu ravvisato per tempo e lo stampo della moneta fu modificato in tempi brevi. Per questo di esemplari oggi ne esistono pochissimi di questa versione di prova.