Trump, inizia la caccia ai migranti.

Donald Trump ha ufficialmente iniziato la caccia ai migranti in quasi tutto il paese.


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Sono state mandate squadre di agenti speciali per fronteggiare l’immigrazione clandestina, specie nelle ”città santuario”.

Le autorità federali, invece, si rifiutano di collaborare con questo progetto di Trump.

Sono state mandate unità tattiche super addestrate ed armate, operanti ai confini col Messico.

Oltre cento uomini invece sono stati inviati a New York e Chicago e vi resteranno fino a Maggio.

Altri agenti sono stati inviati a San Francisco, Los Angeles, Atlanta, Houston e altre città.

L’America è sempre stata vista da ogni cittadino del mondo, come la ”terra delle opportunità” o ”terra di un nuovo inizio”. E la migrazione è sempre stata anche un punto forte per l’America, ritenuta da sempre un paese ospitante.

Obiettivo dell’amministrazione è lanciare una grande campagna contro l’immigrazione clandestina e contrastare il boicottaggio attuato da molte città.

In molti sostengono che questa nuova mossa di Trump sia fatta solo in vista delle elezioni presidenziali di novembre 2020.

Altri invece, sostengono che sia un piano pensato già da tempo, ma mai messo in atto.

Una delle città più attaccata da Trump per accogliere e proteggere i migranti, è Seattle, che ovviamente, si rifiuta di collaborare con i federali anti-migranti, definendo questa misura non solo illegale, ma anche anti illogica.

Seattle accusa Trump di bullismo verso la comunità accogliente che rispetta i diritti di chiunque vi entri.

Più di centocinquanta i permessi e cittadinanze respinti da Trump negli ultimi mesi.

Non è la prima volta che l’amministrazione Trump tenta la via legale contro città e stati che proteggono gli immigrati: nel marzo del 2018 ha fatto causa alla California accusando di violare la Costituzione.

Nel luglio dello stesso anno un giudice federale ha bocciato il ricorso del governo affermando che le leggi messe in discussione rappresentano “l’esercizio dell’autorità sovrana della California”.

Un giudizio confermato in appello lo scorso aprile.

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