MPS: il matrimonio con Unicredit s’ha da fare!

Grandi manovre si apprestano nell’orizzonte finanziario. Lo sfortunato 2020 potrebbe essere l’anno in cui convoleranno a nozze due giganti del settore bancario: Unicredit ed MPS.

Jean Pierre Mustier, Chief Executive Officier di Unicredit, ha escluso per il momento questa possibilità ma le voci di corridoio si fanno sempre più insistenti.

Alcuni analisti infatti sostengono che se dovesse prospettarsi la possibilità di un’operazione neutra sul capitale, capace di creare valore, Mustier si lancerebbe volentieri in questa impresa.

Unicredit unica candidata

La banca guidata da Jean Pierre Mustier è, secondo gli specialisti di Banca Imi, l’unica realtà nazionale ad avere una struttura capace di integrare MPS.

Ma anche qui si torna a sottolineare come la neutralità della base di capitale sia una condizione sine qua non, affinché la grande manovra di Unicredit possa concretizzarsi.

La possibile operazione riscuote l’attenzione dei mercati di tutto il mondo e l’attenzione è già molto alta.

Operazione governativa?

Arriva una voce maliziosa da Goldman Sachs che sostiene che l’operazione di acquisizione di MPS più che un desiderio di Unicredit sia una richiesta governativa.

Il Governo italiano, secondo questa teoria, avrebbe particolare piacere nel vedere MPS rimanere in mani italiane stabilizzando così il fragile terreno economico del Belpaese.

Ovviamente Unicredit non sarà disponibile a questa azione soltanto per mero spirito nazionale, e vorrà dunque vedere un ripascimento dei capitali prima di approntare qualsiasi azione.

Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, lo Stato Italiano, socio al 68.5% della MPS, vorrebbe che Unicredit acquisisse la banca senese entro dicembre.

Questa premura sarebbe dovuta alla richiesta di aumento di capitale fino a un miliardo che la Banca centrale europea chiederà dopo quella data.

Cosa pensano gli specialisti del settore

Alcune voci importanti sostengono che l’eventuale operazione neutra sul capitale non andrebbe ad alterare gli equilibri di Unicredit che potrebbe affrontare il matrimonio con MPS con molta più facilità di quello che è dato pensare.

Non di questo parere sono gli analisti di Equita: “Assumendo che l’acquisizione possa richiedere 2 miliardi di costi di integrazione, stimiamo che per essere neutrale a livello patrimoniale, sia necessario una ricapitalizzazione di circa 4 miliardi (più i rischi legali). Riteniamo che l’ipotesi delle risorse già stanziate dal Mef (1,5 miliardi) siano sufficienti per procedere con lo spin-off dei npe (non performing exposures) ad amco e completare il derisking, ma potrebbero risultare non sufficienti per rendere ancora più appetibile la banca in un’ottica di m&a, anche ipotizzando un intervento da parte di Unicredit”.

Ai mercati l’operazione piace e la testimonianza viene dagli esperti di Citi che hanno confermato: “Ci piace Unicredit, data la solida posizione di capitale e liquidità del gruppo, il potenziale per il ritorno di capitale e la valutazione non cara del titolo”.

Per questi motivi gli specialisti di Citi hanno confermato su Unicredit la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo di 10,4 euro.