Cambio di sesso nei bambini, cosa dice la scienza

La disforia di genere in età evolutiva è una sindrome facilmente riconoscibile caratterizzata da persistenti fantasie e comportamenti appartenenti al sesso opposto. Va sottolineato che avere fantasie e comportamenti legati al sesso opposto è un fenomeno comune per i bambini piccoli.

Ad esempio, durante il periodo prescolare, questi bambini possono affermare di appartenere al sesso opposto, altri affermano di voler diventare del sesso opposto.

Il maschio preferirà indossare gli abiti della madre o delle sorelle e avrà atteggiamenti tipicamente femminili, mentre le femmine ameranno indossare abiti maschili, tenere i capelli corti e avranno movimenti e comportamenti tipici al sesso opposto, anche quando camminano. E ancora, alcuni bambini desiderano liberarsi del pene e tentano di nasconderlo tra le gambe, mentre le bambine affermano di possedere un pene o che ne avranno uno crescendo.

Origine del disturbo

L’origine del disturbo non è ancora stato definito con chiarezza. Ciò che è certo è che considerare oggi il transessualismo un disturbo psichiatrico originato esclusivamente da un’educazione sbagliata dei genitori, come è stato troppo spesso fatto in passato, è errato e dannoso. Alle cause psicologiche, ambientali e familiari, concorrono infatti anche cause biologiche. Studi sul cervello umano in questi soggetti hanno già dimostrato che essi presentano strutture cerebrali più simili a quelle del genere psichico di appartenenza che a quello fisico. Alcuni studiosi infatti riconducono il disturbo ad un anomala azione degli ormoni materni durante la gravidanza.

Sullo sviluppo dell’identità sessuale e di genere sembrano influire non solo numerosi aspetti di natura biologica ma anche di natura cognitiva, sociale, culturale e affettiva.

Le influenze sociali degli stereotipi culturali si osservano nei bambini già a partire dai 2 anni e mezzo: i bambini di quest’età sono in grado di fare delle attribuzioni stereotipiche quando si chiede loro quali attività sono più adatti ai maschi e quali alle femmine; inoltre dopo i 5 anni i bambini associano alcune caratteristiche della personalità alle femmine, come essere gentile, e altre ai maschi, come essere cattivi o ostinati.

Lo sviluppo dell’identità di genere è anche condizionato dallo sviluppo affettivo e relazionale. Lo sviluppo del concetto di sé ha inizio a partire dai legami di attaccamento, con la formazione dei modelli operativi interni, che sono rappresentazioni mentali delle relazioni, i comportamenti di accudimento, la scelta del partner e del funzionamento della relazione di coppia.

Diagnosi e tipo di intervento

Attualmente non esiste un trattamento standard; in letteratura però ci sono due principali approcci terapeutici: quello cognitivo comportamentale e quello psicodinamico.

La terapia cognitiva comportamentale va a premiare i comportamenti sessuali considerati appropriati al sesso biologico e punisce quelli considerati inappropriati; l’obiettivo dell’intervento è modificare tutti quei comportamenti espliciti tipizzati secondo il sesso e non l’identità di genere.

La terapia psicodinamica, invece, consiste in molteplici approcci affrontando diversi temi come la relazione madre-bambino, padre-bambino e l’incoraggiamento da parte dei genitori dei comportamenti propri del sesso opposto.

Il bambino sarà quindi supportato durante i processi di sviluppo, tra cui anche quello dell’identità di genere, si cercherà di migliorare le difficoltà comportamentali, emotive e relazionali associate al disturbo, si aiuterà il bambino ad assumere un ruolo di genere in armonia con il proprio senso d’identità di genere e si supporterà la famiglia nel tollerare l’incertezza e l’ansia legata allo sviluppo dell’identità di genere. Attraverso interventi terapeutici di natura multidisciplinare vengono inclusi incontri con la famiglia, individuali, di gruppo, di supporto e la creazione di un network professionale, che comprende insegnanti, medici, assistenti sociali e psicologi. Non va poi dimenticato che questi soggetti vengono sottoposti a interventi fisici attraverso la somministrazione di ormoni e pratiche chirurgiche. Tuttavia i cambiamenti somatici e fisici tanto desiderati non creano quel benessere immaginato se la persona non è sostenuta in un processo di elaborazione e assimilazione profonda non solo nei cambiamenti stessi ma anche nel nuovo stile di vita che inevitabilmente essi comportano. Deve essere svolto un lavoro in team, multifattoriale, a 360 gradi. Questi soggetti inoltre vengono seguiti attraverso un’indagine psichiatrica che serve per la valutazione dell’assenza o dell’eventuale presenza di patologie psichiatriche.